Ultima modifica: 18 Marzo 2019

VISITA AL MEMORIALE DELLA SHOAH DI MILANO (BINARIO 21)

Il giorno 4 febbraio 2019 noi alunni della classe 3^F, insieme alla 3^A, siamo andati a Milano per visitare il Memoriale della Shoah.

Appena arrivati, la guida ci ha fatti sedere davanti a un enorme muro con la scritta: INDIFFERENZA. Questa parola è stata proposta da Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta ai campi di concentramento.

Liliana era una ragazzina italiana ebrea, che abitava a Milano. Nel 1938, quando Mussolini aveva emanato le leggi razziali, a Liliana viene proibito di andare a scuola. L’insegnante non le rivolge più la parola e per le sue compagne di classe è come se lei non ci fosse più;  solo due sue amiche vanno ancora a trovarla. Dopo aver tentato di fuggire in Svizzera, viene portata nel carcere di San Vittore, dove rimane per 40 giorni e conosce una ragazza che si chiamava Violetta Silvera. Poi viene internata ad Auschwitz con il padre e lì subito divisa da lui; di Violetta non avrà più notizia, perché verrà uccisa insieme alla madre. Una volta tornata a Milano, rivede le sue compagne di scuola, che le chiedono se sia stata in vacanza o dove sia stata per tutto quel tempo.

Ecco, questa è l’indifferenza: l’indifferenza di quelle persone che erano al corrente magari di tutto, ma, per paura, facevano finta di non sapere.

Subito dopo, la guida ci ha portati davanti a un proiettore e ci ha spiegato come è strutturata la Stazione Centrale di Milano, inaugurata nel 1931. Al piano superiore avveniva il trasporto delle persone che volevano viaggiare; al piano sotterraneo, sul binario 21, partivano invece la posta, le merci e il bestiame. Nel dicembre 1943, quando iniziarono le deportazioni, dal binario 21 non partivano più posta, merci e bestiame, ma persone che erano destinate ai campi di concentramento: Auschwitz, in Polonia; Mathausen, in Austria; Risiera di San Sabba a Trieste.

Successivamente siamo entrati dentro uno dei vagoni utilizzati per il trasporto delle persone. La guida ci ha raccontato come era organizzato il viaggio: poco più di 60 persone venivano stipate dentro un vagone e viaggiavano per circa una settimana senza mangiare né bere. Il treno viaggiava molto lentamente e si fermava solo per caricare altre persone.

Usciti dal vagone, la guida ci ha condotti davanti a un telo chiamato IL MURO DEI NOMI, perché su di esso sono proiettati tutti i nomi delle persone partite da Milano per i campi di concentramento. Solo 27 di esse sono sopravvissute.

L’ultima tappa della vista è stata il pensatoio, dove abbiamo parlato del Giardino dei Giusti, situato a Gerusalemme. Qui ci sono delle targhette con scritto il nome dei giusti tra le nazioni, cioè coloro che hanno difeso o nascosto gli ebrei. Tra questi c’è anche Gino Bartali, un famoso ciclista che, percorrendo quotidianamente la tratta Firenze – Assisi, recuperava documenti falsi e li nascondeva nel sellino della bici, riuscendo a portarli agli ebrei per far cambiare loro identità.

La visita mi è piaciuta molto, è stata istruttiva, ma moralmente difficile da affrontare. Non sono il tipo di persona che piange, ma dentro di me è come se ci fosse stato un senso di vuoto, di tristezza e anche di disgusto verso quelle persone che hanno commesso questo enorme crimine e per quelle persone che sono rimaste in silenzio.

Emily Tosches, 3F




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