Ultima modifica: 12 Marzo 2019

L’INCONTRO CON L’ARCHEOLOGO NICOLIS: LA PAROLA AD ALCUNI RAGAZZI DELLE TERZE

Venerdì 18 gennaio, alcuni alunni delle classi terze hanno assistito a un incontro con Franco Nicolis, archeologo che lavora in provincia di Trento. Egli ha contribuito a ricostruire il passato di Rodolfo Beretta, un soldato che ha combattuto durante la Guerra Bianca e il cui corpo è stato restituito dai ghiacciai dell’Adamello nell’estate del 2017.
Il signor Nicolis ha inizialmente descritto alcune situazioni in cui sono stati ritrovati corpi di altri soldati e ci ha mostrato delle proiezioni che presentavano, passo dopo passo, come ricostruire l’identità di un uomo attraverso i suoi vestiti o gli oggetti che sono “venuti a galla” dal ghiaccio assieme al corpo (espressione utilizzata dall’archeologo).
Con Rodolfo Beretta sono emersi molti oggetti che sono serviti a ricomporre la sua identità. Grazie a una lettera e a una ricevuta ferroviaria, è stato possibile risalire al nome del soldato besanese.

Dopo aver avuto questa fondamentale informazione, Franco Nicolis e la sua squadra di ricerca hanno contattato l’Onor Caduti che, scavando tra i vecchi documenti ben conservati, ha reperito un documento datato, il quale testimoniava il decesso di Rodolfo Beretta. Egli ha incontrato la morte la notte dell’8 novembre 1916, quando è stato incaricato, assieme ad altri sei soldati, di recuperare i viveri. Purtroppo una valanga ha travolto il nostro concittadino e un altro soldato; entrambi i corpi sono emersi dal ghiaccio con un cavo telefonico legato in vita, che probabilmente serviva da fune di cordata per tenere uniti i soldati immersi nel buio della notte.

Al termine dell’incontro, il signor Nicolis ha mostrato alcuni tra gli oggetti appartenuti a Rodolfo Beretta, come la sua pipa, il cavo che gli avvolgeva la vita quando è stato trovato e un modellino di una penna ricavato da un bossolo che, probabilmente, è stato decorato a mano dal soldato stesso.

Noi ragazzi delle classi terze riteniamo che l’incontro con l’archeologo sia stato un’interessante esperienza, che sicuramente ha contribuito ad arricchire le nostre conoscenze. Inoltre, è stato emozionante per noi vedere degli oggetti che risalgono a più di cento anni fa, oltretutto rimasti sepolti dal ghiaccio per parecchio tempo.

Veronica Villa, 3^C

 

Venerdì 18 gennaio 2019 alcuni ragazzi delle classi terze hanno avuto la possibilità di incontrare Franco Nicolis, l’archeologo che ha ritrovato l’alpino di Besana in Brianza, Rodolfo Beretta.

L’archeologo ha iniziato il discorso spiegandoci la differenza tra la “Storia” e le “storie”: la Storia con la S maiuscola indica quella conosciuta da tutti, mentre le storie con la s minuscola indicano quelle poco conosciute e, magari, solo in un piccolo paese. Dopo questa spiegazione Nicolis ha iniziato a raccontarci degli alpini e della Guerra Bianca che risale agli anni tra il 1915 e il 1918 in Trentino, dove la maggior parte degli uomini non moriva per la battaglia, ma per le valanghe, le malattie …

In questi ghiacciai, che oggi si stanno sciogliendo, hanno scoperto una baracca: dentro sono stati trovati dei copri scarponi e una lettera scritta, e mai spedita, dai proprietari della baracca per una ragazza. Quando i soldati morivano nei ghiacciai a volte non venivano sepolti, ma lasciati lì. Da un ghiacciaio sono stati ritrovati 5 alpini e così è stata data loro una degna sepoltura. I ghiacciai di questa terra sono pieni di soldati. Secondo Nicolis, il ghiacciaio è come il mare: si muove e non rimane fermo, protegge, tiene ma, quando vuole, lascia.

Nel 2012 hanno ritrovato due soldati austro-ungarici, hanno recuperato degli stracci, riportati in laboratorio e individuati come dei vestiti. Molto probabilmente erano ragazzi giovani, ma non avevano nessun oggetto per l’identificazione. Sopra le loro giacche sono stati trovati dei tagli fatti dai nemici sulle tasche per rubare più velocemente le cose all’interno. Nel 2016 è stato trovato un altro alpino (di 30 anni circa): aveva un passamontagna calato sugli occhi e un anello (probabilmente fatto da lui). I soldati avevano una specie di ciondolo al collo con dentro tutti i loro dati, diversamente da questo soldato a cui, probabilmente, era stato rubato.

Nella stessa zona hanno ritrovato un altro alpino rannicchiato: era Rodolfo Beretta. Sono stati ritrovati molti suoi oggetti: un bastone da montagna, una cinghia, un passamontagna, i suoi vestiti, una pipa, il modello di una penna, matite copiative e un anello. Si ipotizza che Rodolfo, la notte della sua morte, sia uscito per portare dei viveri con altri cinque soldati. Erano legati con un filo telefonico che serviva per rimanere uniti; si pensa che due di questi soldati, tra cui Rodolfo, siano morti a causa di una valanga.

L’archeologo ha fatto molte ricerche per sapere il nome e la provenienza di Rodolfo e alla fine ha scoperto che veniva da Villa Raverio. Beretta adesso è sepolto nel cimitero di Besana Brianza, nella cappella degli alpini.

Al termine della lezione, l’archeologo ci ha fatto vedere tre oggetti dell’alpino, nostro concittadino: la sua pipa, da cui proveniva ancora odore di tabacco, un modello di penna e il filo telefonico che aveva intorno al corpo.

Questo incontro è stato interessante perché ci ha spiegato molti aspetti della storia che non conoscevamo e ci ha dato alcune informazioni di archeologia.

La classe 3^E




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