Ultima modifica: 18 Febbraio 2019

IL RITORNO A CASA DELL’ALPINO BESANESE RODOLFO BERETTA

Venerdì 18 Gennaio, insieme agli alunni di terza, abbiamo seguito una particolare lezione di storia, svolta dall’archeologo italiano Franco Nicolis, che ci ha parlato del ritrovamento del corpo di Rodolfo Beretta, un soldato italiano originario di Villa Raverio.

Inizialmente l’archeologo ci ha raccontato del ritrovamento di altri due soldati dell’esercito austroungarico, che sono stati rinvenuti sull’Adamello nel 2012.

Queste due persone, tra l’altro molto giovani, sono morti a causa di una bomba che esplose rilasciando tante piccole pallottole. I loro corpi sono stati ritrovati uno accanto all’altro, forse perché, dopo la loro tragica morte, qualcuno li ha sepolti.

Inoltre ci ha spiegato che quando un soldato moriva, i nemici gli tagliavano le tasche del giaccone, sia per derubarlo di tutto ciò che possedeva, che per controllare se nascondesse qualche foglio su cui c’erano scritte le strategie di battaglia.

Successivamente l’archeologo ci ha detto che in questo periodo vengono trovati molti corpi, perché il ghiacciaio sotto il quale sono seppelliti i resti si sta sciogliendo, facendo così emergere molte testimonianze risalenti alla prima guerra mondiale.

Dietro a una teleferica, costruita su una montagna del nord Italia ai tempi della Grande Guerra per riparare i soldati dal freddo, l’archeologo ha detto di aver trovato degli scarponi che appartenevano a dei soldati.

Gli archeologi svolgono queste ricerche perché vogliono dare una sepoltura degna ai caduti di guerra.

A quel punto il signor Nicolis ci ha parlato di un ritrovamento molto importante per il nostro Comune: quello dell’alpino Rodolfo Beretta, nostro concittadino.

Il suo corpo è stato ritrovato il 4 Agosto 2018, grazie a un escursionista che, durante una camminata sulla cima del Presena, aveva avvistato dei vestiti tra i ghiacci.

In seguito alla segnalazione del ritrovamento, l’archeologo e la sua equipe si sono recati sul posto, rinvenendo, attraverso ulteriori scavi, il corpo dell’alpino, perfettamente conservato dal ghiaccio.

Successivamente è stato ritrovato anche il suo cappotto, contenente una pipa, una matita, una penna fatta con le pallottole (questa produzione è legata all’arte di trincea) e la ricevuta di un pacco.

L’archeologo ci ha raccontato di come, poi, si sia proceduto all’ identificazione del cadavere.

Il soldato, infatti, non portava nessun documento né oggetto personale che avrebbe potuto accertare la sua identità. Solo grazie alla ricevuta ritrovata si è potuti risalire al mittente del pacco: il padre dell’alpino.

Quest’ipotesi è stata in seguito confermata dall’ ente “Onor Caduti”, che si occupa dell’identificazione dei caduti di guerra e che ha fornito il certificato di morte dell’alpino.

L’ente, una volta riconosciuto il soldato, ha contattato i parenti di Rodolfo Beretta, che hanno così riportato le spoglie del proprio caro nel suo paese d’origine dopo quasi un secolo.

Come conclusione l’archeologo ci ha letto una bellissima e commovente poesia, scritta da un soldato e ritrovata nelle tasche della sua giacca.

 

Ascolta, mio Dio.

Mi hanno detto che non esistevi

e io, come uno stupido,

ho creduto che avessero ragione.

L’altra sera dal fondo di una voragine,

scavata da un cannone, ho visto il tuo cielo.

Di colpo mi sono accorto che mi avevano imbrogliato

Avessi preso un po’ di tempo per guardare le cose,

mi sarei accorto benissimo che quelle persone

si rifiutavano di chiamare gatto un gatto.

Mi chiedo, mio Dio,

se ti andrebbe di stringermi la mano …

Eppure sento che non ti sarà difficile comprendermi.

È curioso che sia dovuto venire

in questo luogo d’inferno,

per avere il tempo di vedere il tuo volto.

Ti amo terribilmente: ecco quello che voglio che tu sappia.

Tra poco ci sarà un terribile attacco.

Chissà! Può darsi che proprio questa sera

io bussi alla tua porta.

Noi due, fino a quest’istante, non siamo stati amici,

e mi chiedo se mi aspetterai sulla soglia della tua casa.

Lo vedi? Adesso piango. Sì, proprio io, piango come un bambino.

Se ti avessi conosciuto prima …

E’ l’ora! Bisogna che vada.

È strano; da quando ti ho incontrato

non ho più paura di morire.

Arrivederci!                     

 

 

Nicolò Brivio e Mattia Pozzi, classe 2^ G

 

 

 

 

 




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